Chi Siamo

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Perché ci troviamo in Strada della miniera? Ecco la storia della nostra famiglia!

“La Miniera”, anche conosciuta con i diversi nomi “Miniera S. Barbara” e “Miniera dello Zolfo” si chiama così per la sua storia, risalente a fine 1800. I primi scavi furono fatti nel 1891 per cercare la lignite, combustibile che veniva impiegato per la produzione di energia elettrica nelle centrali termoelettriche e per il riscaldamento domestico. Questi lavori portarono al rinvenimento di pochissima lignite e parecchio zolfo, utilizzato nell’industria chimica ed agricola dell’epoca, rispettivamente per la produzione di acido solforico e di antiparassitari. L’estrazione dello zolfo prevedeva la liquefazione attraverso processi termici (inizialmente nei “calcaroni” e successivamente nei “forni Gill”, che separavano il minerale dal materiale roccioso). Lo sfruttamento dal punto di vista industriale del giacimento solfifero da parte della società Mineraria ebbe inizio nel 1899 e si protrasse fino al 1923 quando il minerale era pressoché esaurito.

Forno Gill

Con i nonni
Io, con nonna Olga e nonno Mauro

Nell’anno 1924 la società Mineraria, in liquidazione, iniziò la vendita a lotti delle infrastrutture della miniera stessa (immobili e terreni) in un contesto poco accogliente: tutto intorno era bruciato dagli acidi solforici. Il giorno 13 novembre 1924 il nonno di mia mamma, Giuseppe Buti, comprò la parte alta, cioè il piazzale sopra il muro dei forni, con il fabbricato principale.

Nel 1928 fece sopraelevare tale fabbricato ricavandone una confortevole abitazione dove andò ad abitare con la numerosa famiglia nel febbraio 1929.

Il piazzale di sotto, dove si trova adesso il nostro appartamento, ospitava la palazzina degli uffici, che dopo vari passaggi di proprietà e modifiche, fu acquistata dai fratelli BUTI, figli di Giuseppe (Torquato, Remigio, Rodolfo e mio nonno Mauro).

I Buti acquistarono anche diversi ettari di terreno ed una vigna nella quale, ancora oggi, si trovano piccoli sassi con tracce e profumo di zolfo e dove i miei ospiti sono liberi di passeggiare, per cogliere e assaporare la nostra frutta e per raggiungere la buca dell’istrice.

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